Design, l’oggetto d’uso che acquisisce valore

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Una parola quasi antica, che nasce a metà ottocento. Design. Cosa vuol dire realmente? Perché a un certo punto prende corpo la progettazione d’autore?

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“Riconoscere un bisogno è la condizione primaria del design” queste le parole di Charles Eames, celebre designer del 900’. La parola “design” viene introdotta per la prima volta verso la metà dell’800’ dal teorico Henry Call. Secondo Call la figura del designer doveva unire arte, progettazione e ingegneria. Il design può essere dunque considerato Arte?

 

Se torniamo alle origini del concetto di “design” ci accorgeremo della sua radice comune con l’arte. Essa nasce con la capacità dell’uomo di “saper fare”, di manipolare gli oggetti e si evolve nel tempo passando alla rappresentazione del “bello” fino ad arrivare ad essere considerata come linguaggio concettuale.

L’oggetto di “design”, ossia il manufatto d’uso, è appartenuto all’uomo fin dall’antichità.
Esso lo segue compiendo una metamorfosi che si sviluppa di pari passo all’evoluzione socio-culturale, vestendosi conseguentemente di nuovi principi estetici e di contenuto per arrivare fino ai giorni nostri.
Il processo di simbolizzazione artistica fa capolino nel Paleolitico con la nascita della vita religiosa, dove gli oggetti oltre alla loro funzionalità acquisiscono anche un valore simbolico.
Questo tipo di arte può considerarsi l’arte del ”funzionale” in quanto è dettata dalla speranza di incidere in modo magico sulla realtà quotidiana.
Appare dunque evidente il forte legame fra design, artigianalità e quelle che possono essere considerate le prime forme artistiche.

Nel corso dei secoli il design si fa testimone delle appartenenze culturali, sottolineando l’unicità e le identità dei popoli del mondo.
Il gesto del creare diventa dunque un qualcosa che trae origine da radici profonde legate alla provenienza.

In ogni area geografica si svilupperanno specifici linguaggi e lavorazioni di materiali legati al territorio.
Vedremo le porcellane cinesi provenienti dall’Asia, le antiche lavorazioni del Bambù in Giappone, le secolari tecniche di tessitura delle sete indiane, per arrivare agli antichi manufatti lignei provenienti dall’Africa, solo per citarne alcune.

Il design crea così una mappa linguistica che viaggia attraverso al tempo e ai luoghi.

Lo sviluppo dei sistemi commerciali porterà le prime contaminazioni stilistiche e nelle abitazioni europee appariranno oggetti provenienti dalle Indie, dall’Asia e non solo.
Questo darà inizio alla nascita di nuove espressioni sviluppate da una mescolanza di linguaggi come ad esempio le “cineserie” che nacquero in Europa nel diciottesimo secolo sulla scia di un crescente interesse per l’esotico.

Fra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, il movimento filosofico estetico del modernismo rappresenterà una chiave di volta nel pensiero occidentale rielaborando ogni aspetto dell’esistenza umana e riflettendosi conseguentemente nell’arte e nel design.
In questo periodo verranno alla luce diverse correnti come il post impressionismo, il cubismo e il dadaismo nell’arte, mentre nell’ambito del design si svilupperanno nuove visioni con figure influenti come Le Corbusier e la celebre realtà della Bauhaus ideata da Walter Gropius.

L’avvento dell’industrializzazione sposta infine il concetto di design da artigianale a produzione su larga scala, passando dall’oggetto unico all’oggetto in serie.
Con il boom economico arriveranno i primi elettrodomestici dando vita ad industrie di settore dove l’attenzione si focalizza su funzionalità, estetica e scelte di materiali innovativi come le plastiche. Negli anni 50’ il design come lo intendiamo oggi, comincia a farsi spazio nelle case dettando nuovi canoni di stile e gusto.

Il panorama contemporaneo continua a ricordarci che il design procede su due strade che convivono reciprocamente: da una parte “l’industrial design” accessibile, tecnologico e di facile acquisizione e dall’altra il “Collectible design” un design concettuale, dove la forma si costruisce su ideali e contenuti.

Torniamo dunque alla domanda iniziale: Il design può essere considerato Arte?
Arte e design derivano da una radice comune e la loro definizione muta insieme alla trasformazione culturale dei popoli.
Oggi possiamo notare come la contaminazione fra le due sia ancora presente, trovando nell’arte una ricerca estetica come nel design una spinta verso il concettuale.

La cosa di cui possiamo essere certi è che il design e l’arte faranno sempre parte della nostra vita. L’uomo ha insito in sé un naturale e atavico istinto che lo porta ad arricchire il proprio ambiente di un valore “altro” rendendo gli oggetti che lo circondano “personali”.


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di Nicole Valenti

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Nicole Valenti è una designer. Altoatesina, si laurea in decorazione con specializzazione in design e arti multimediali all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove vive. Contestualmente, si diploma in grafica alla scuola Internazionale di Comics della stessa città. Subito dopo la laurea, insegna nella sua accademia per la cattedra di decorazione. Nel 2018 fonda lo studio NIVA design, fra le cui eccellenze produttive figura la maniglia, reinterpretata traendo ispirazione da un immaginario vivido, non estraneo al mondo onirico. Attualmente Nicole collabora tramite il suo studio con artisti e designer internazionali come pure con gallerie di collectible design, sempre sperimentando e ricercando nuove modalità espressive.

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